Ti è arrivata una lettera dal recupero crediti? Cosa fare (e cosa non fare) nei primi giorni
Pubblicato il 7 ottobre 2026 · a cura dello studio Scudo Consumatori
Una busta con il logo di una società che non conosci, un importo che non ti aspettavi, magari un debito di cui ti eri quasi dimenticato. Quando arriva una lettera dal recupero crediti la reazione più comune è l'ansia, e l'ansia porta a fare due errori opposti: pagare subito per far smettere tutto, oppure buttare la lettera nel cassetto. Nessuna delle due mosse ti protegge. In questa guida trovi cosa fare, e cosa evitare, nei primi giorni dopo un sollecito di recupero crediti, quando le scelte che fai contano più di quanto sembri.
Prima cosa: che tipo di lettera hai in mano?
Non tutte le lettere hanno lo stesso peso. Prima di tutto guarda come ti è arrivata e chi la firma.
- Sollecito o lettera di messa in mora di una società di recupero crediti, spesso per posta ordinaria, raccomandata o email: è una richiesta di pagamento. È seria, ma non è un atto del giudice e da sola non permette a nessuno di pignorarti.
- Decreto ingiuntivo notificato: è un provvedimento del tribunale o del giudice di pace. Da quando lo ricevi hai di norma 40 giorni per fare opposizione, e se non lo fai diventa definitivo.
- Atto di precetto: è l'ultimo avviso prima del pignoramento, che può partire trascorsi almeno 10 giorni dalla notifica.
Se hai ricevuto un decreto ingiuntivo o un precetto, i tempi sono stretti e la situazione è diversa: leggi la pagina sull'opposizione al decreto ingiuntivo e fatti vedere i documenti subito. Il resto di questa guida riguarda il caso più frequente, cioè il sollecito stragiudiziale.
Cosa NON fare nei primi giorni
Sono gli errori che vediamo più spesso, e alcuni sono difficili da rimediare dopo.
- Non pagare "per stare tranquillo" prima di aver capito chi ti scrive e quanto devi davvero. Un bonifico fatto senza un accordo scritto non chiude il debito: viene semplicemente scalato, e il resto continua a esserti chiesto.
- Non fare piccoli versamenti di buona volontà. Oltre a non chiudere nulla, un pagamento parziale vale come riconoscimento del debito e interrompe la prescrizione, cioè fa ripartire da capo il tempo trascorso. E se il debito fosse già prescritto, quello che hai pagato non puoi più fartelo restituire.
- Non scrivere lettere o email in cui ammetti il debito ("so di dovervi questa somma, appena posso pago"). Anche un riconoscimento scritto interrompe la prescrizione.
- Non dare informazioni al telefono su lavoro, stipendio, conto corrente o familiari. Non sei obbligato a rispondere a domande sulla tua situazione economica durante una telefonata.
- Non ignorare la lettera. Non rispondere non fa sparire il debito: il creditore può decidere di rivolgersi al giudice, e a quel punto i margini per trattare spesso si riducono.
- Non pagare su un conto che non hai verificato. Esistono lettere false che imitano quelle delle società di recupero: prima di qualsiasi pagamento controlla che la società esista davvero e che il conto sia intestato al creditore o a chi ha il mandato.
Cosa fare nei primi giorni: la lista pratica
- Conserva tutto. La lettera, la busta con il timbro postale, eventuali email ed SMS. Le date servono per ricostruire la storia del debito.
- Recupera i tuoi documenti. Il contratto di finanziamento originario, gli estratti conto, le lettere ricevute negli anni da banca, finanziaria o altre società.
- Capisci chi ti scrive. Può essere una società incaricata dal creditore (mandataria) oppure una società che il credito l'ha comprato (cessionario). La differenza è importante, e la spieghiamo nel dettaglio nella pagina sul saldo e stralcio con le società di recupero crediti.
- Chiedi per iscritto, senza riconoscere il debito. Una richiesta di documentazione (contratto, conteggio con capitale, interessi e spese separati, estremi dell'eventuale cessione) è un tuo diritto. Scrivila in modo neutro, chiarendo che non costituisce riconoscimento del debito, e mandala con un mezzo che lasci traccia, come PEC o raccomandata.
- Chiedi che le comunicazioni avvengano per iscritto. Ti permette di ragionare con calma e di avere sempre una prova di cosa ti è stato detto.
- Controlla la tua situazione nelle banche dati creditizie. Una visura CRIF e Centrale Rischi ti dice se e come risulti segnalato.
Il debito è vecchio: può essere prescritto?
Molti solleciti riguardano debiti di 8, 10 o 15 anni fa, spesso ceduti più volte. Per i debiti nati da un contratto di finanziamento il termine di prescrizione ordinario è in genere di dieci anni, ma alcune voci possono avere termini più brevi. Il punto decisivo è un altro: ogni lettera di messa in mora ricevuta nel frattempo interrompe la prescrizione e fa ripartire il conteggio. Per questo "il debito ha più di dieci anni" non basta a dire che è prescritto: servono tutte le comunicazioni, con le date.
C'è un dettaglio che pochi conoscono: la prescrizione non opera da sola. Se il creditore ti fa causa, deve essere sollevata da chi si difende, il giudice non la applica di sua iniziativa. Ecco perché, con un debito vecchio, la prima cosa da fare non è pagare né rispondere a caldo, ma ricostruire la cronologia.
E le telefonate continue?
Le società di recupero crediti possono contattarti, ma devono farlo in modo corretto. Non possono informare vicini, colleghi o familiari del tuo debito, non possono minacciarti, e un incaricato che si presenta a casa non è un ufficiale giudiziario: non può pignorare nulla. Per un pignoramento serve un titolo esecutivo, come un decreto ingiuntivo, e una procedura davanti al giudice. Se le chiamate diventano insistenti o arrivano in orari inopportuni, chiedi formalmente di essere contattato solo per iscritto e conserva le prove dei contatti.
Quando una lettera diventa un'occasione
Detto tutto questo, c'è anche un lato positivo. Quando il credito è stato venduto, chi te lo chiede di solito lo ha comprato insieme a migliaia di altri, pagandolo meno del suo valore nominale. Questo spesso apre lo spazio per chiudere la posizione con un saldo e stralcio, cioè un accordo in cui paghi una parte del debito e il creditore rinuncia al resto.
Ma la trattativa funziona solo se è preparata: bisogna sapere chi è il vero titolare del credito, se l'importo richiesto è corretto, se il debito è in tutto o in parte prescritto, e chiudere con un accordo scritto e una quietanza liberatoria. Una proposta fatta d'impulso, al telefono, nel primo giorno di panico, di solito è la più cara.
Come possiamo aiutarti
Se hai ricevuto una lettera e non sai come muoverti, richiedi una consulenza: ne parli al telefono, in videochiamata o in studio con il professionista che seguirà la tua pratica, capiamo chi ti sta scrivendo e se ci sono margini per trattare o per contestare. Poi ricevi un preventivo scritto, prima di qualsiasi incarico, e da quel momento hai un consulente dedicato che ti aggiorna a ogni passaggio. Se preferisci farti un'idea da solo, puoi partire dal test sui debiti, che in pochi minuti ti indica la strada più probabile per il tuo caso. Seguiamo clienti in tutta Italia, anche a distanza.
In breve
Una lettera dal recupero crediti non è un pignoramento e non va affrontata d'impulso. Nei primi giorni non pagare acconti, non ammettere il debito per iscritto e non dare informazioni al telefono, ma nemmeno ignorarla. Conserva tutto, chiedi per iscritto la documentazione senza riconoscere il debito e verifica chi è il vero creditore e se il debito può essere prescritto. Se è arrivato invece un decreto ingiuntivo o un precetto, i tempi sono stretti e serve muoversi subito. Spesso, con un credito ceduto, una trattativa preparata bene permette di chiudere pagando meno.
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